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[Blog] Densità Blu

Discussione in 'Libri, Manga e Fumetti' iniziata da fomento, 31 Maggio 2012.

  1. fomento

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    Salve salvino, son qui per presentarvi questo "mio" piccolo blog che raccoglie diversi miei scritti (brevi prose, poesie, ecc. ) e di alcuni fidati collaboramici. Spero che il contenuto non vi dispiaccia e le critiche, di ogni tipo, sono ben accette - soprattutto se sotto forma di commento all'interno del blog.

    Questo è il link al blog http://densitasblu.blogspot.com/
    e questo alla Pagina Facebook http://www.facebook.com/pages/Densità-Blu/353918024624213

    Grazie per l'attenzione. :D
  2. fomento

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    "Tu hai capito? Io no"

    C'era una piccola creatura, ma piccola davvero: così piccola da non meritarsi un nome. Non aveva un nome, ma aveva un soprannome, che era, appunto, senza-nome. La qual cosa era oltre modo strana, non trovate? (Non dovete rispondere tranquilli: è solamente un meta-tentativo maldestro di meta-narrativa posticcia e polverosa... scherzetti letterari, scusate) Ma il mondo è così che funziona: ruota fino a confondere le parti, capovolgendo la normalità. Chissà, poi, che profumo abbia questa vibrante normalità... forse di petali ghiacciati; petali di rosa ricoperti di bianca brina che, per timidezza, si dissolvono al primo calore del mattino, quando l'aria color dell'arancio accarezza il tutto. Fresca e leggera. Senza-nome, invece, non era né leggera, né fresca, quindi tutt'altro che normale, lei (o lui?), lei, era l'opposto, lei era pesante. Così pesante da non potersi neppure muovere, costretta all'immobilismo anonimo, in quel centimetro arido di terra in cui era prigioniera.

    Ogni giorno tentava, inutilmente, di compiere un piccolo passo: ora di lato, ora davanti... e indietro? Ogni giorno, per molto giorni, anni, ma niente; neanche all'indietro. Il movimento sarebbe rimasto per lei soltanto un'idea lontana.

    << E di parlare? Abcd, abraduabiabua, halo!, ehi!, frafruroal! Sarò in grado di parlare con gli altri (gli altri chi poi?)...parlare? Forse sì, sicuramente sì: perché non dovrei poterlo fare?! Follia >>

    Questo pensava, ma non ci riuscì - non che non ci avesse poi provato eh, ma tutto le sembrava (era?) precluso. Colpa di un difetto fisico le spiegarono: oltre a non avere un nome, non aveva neanche quella che comunemente chiamiamo bocca. Eh no, non c'era. Forse era per questo che non aveva mai sentito il bisogno di un lucidalabbra* per le screpolature – il clima era quello che era! -, e, effettivamente, e stranamente, non si era mai posta il problema di come riuscisse a sopravvivere non-mangiando. Ma, siamo sinceri, con tutti i problemi che aveva, poteva, la sopravvivenza, interessarle? Lei voleva vivere. Ma vi-ve-re non poteva, a quanto pare.

    << Ah, però vedere ci vedo, o no? >>

    Eh, devo dirlo io? O voi? Dai è facile, oramai il giochino lo conoscete... no, non poteva. Questa volta non per colpa sua, o meglio, non v'era niente da guardare d-a quell'altezza. O era tutto piccolo, piccolo, ma così piccolo che già solo la parola “piccolo” era troppo lunga per definire l'oggetto in questione, o era tutto così grande, così grande ...< vedi sopra ma alla rovescia >...
    Nessun disegno del vento da ammirare, nessuna distesa in cui dis-perdersi, o trovarsi, nulla.

    << E sentire? >>

    “Senza-nome? Senza-nome? Non è che un nome ce lo hai, ma, appunto, non puoi rispondere, e “senza-nome” è solo una conseguenza di ciò? Boh, probabile, come no. In ogni caso non rispondi, e quindi sei sorda!” – ma scusa e finora come abbiamo fatto a comunicare io e te? “Shh, zitta quello è un nostro segreto, non rovinare l'atmosfera...”, ma se non sento e non parlo, come? “Aridaglie, zitta!”
    Finale tragico:
    Ormai giunta alla sua fine, anche se molti sono dubbiosi di un suo effettivo inizio, presa dalla disperazione si dimenticò dell'unica possibilità a lei concessa: sentire il profumo del mondo. Se lo lasciò sfuggire, senza nessuno sforzo, come si fa con dei frettolosi granelli di sabbia sconosciuti alla solitudine.
    Ma, mi chiedo, le sarebbe importato realmente? Era forse quello il suo profumo?
    No, era il profumo di tanti altri, ma non era il suo.
    Non-fine per un non-inizio.


    P.S. Ah, conoscete il detto “solo di dolori si nutre il cuore”? E del cane, bestia senz'anima, feroce che, affamato, afferrerà e vi dilanierà le membra per assaggiarne il sapore? Sì?
    Bravi.



    *non conosce i nomi delle cose, e, poi, lucidalabbra le piaceva più di burrocacao
  3. fomento

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    "La tribù degli Ainohi"

    Luce stanca della tribù dell'Ainohi rischiari il crepuscolo riflesso in quella pozza d'acqua putrida posta sotto i miei piedi. La calpesto. E sento l'umidità penetrare fin dentro le stanche ossa, prostrate dal lungo cammino verso la meta. La meta, lei, la cosa più importante di tutta la mia vita – falsità, non di tutta la mia vita, ma dai 12 anni, prima non sapevo neanche cosa fosse questa “meta”; anzi, coglievo spesso il fallo pronunciando metà, che scemo (sic) – finalmente raggiunta dopo un eterno (sic) vagare: dalle alture più imponenti, ai meno emozionanti, caldi, deserti. Ritrovata.

    Ainohi è il nome, proprio e solo lui, di questa straordinaria, indescrivibile – vale no? No -, tribù di indiani d'Arancia: posti fra la valle di Luna, e la cascata di Piompo. Gli Ainohi, popolo ristretto – come un caffè non lungo- dall'indole pacifica quanto volubile, non disprezzano il miele di terra, ma preferiscono il pan di sale, che loro stessi preparano in gran quantità nelle lunghe – ma davvero lunghe – ore di festa, che si susseguono senza sosta due volte... al giorno: per ringraziare il Mollicio, e per dimenticarlo; così sempre, sempre, sempre, sempre, ecc... Ma gli Ainohi non sono soli, non lo sono mai stati, neanche con loro stessi, la loro stessa ombra, proiettante un vibrante multicolore nero, che si irradia in mille diverse ramificazioni dette Aivohi: ogni Ainohi (ognuno dei quali ha un nome più buffo di colui che lo precede: vendetta miasmatica di antiche origini) ha una sua personale schiera di senza-nome Aivohi, identificabili come personali sempiterni nemici-prima-amici, i quali, avendo con loro discusso su questioni di natura metafisica in merito alla natura del Molliccio – sarà veramente molliccio? Oppure ha sostanza dura e graffiante? Ha paura degli elefanti? Sì, no? Toc Toc, ci meriteremmo una risposta – hanno deciso di non seguire più il loro istinto imitante, ma di vivere contro natura e precedere ciò che verrà fatto, invece di mutare contemporaneamente istantaneamente. Decisione sconvolgente che ha capovolto, letteralmente, l'intera gerarchia dirigente liberal-catto-comunista-nazista-fascista-castro-golpista-biridrighì-gnegnè che da quel momento in poi, credendo in una sorta di mirabile esperienza profetica, ha deciso di vivere a capo-speranza: cioè con lo sguardo rivolto sempre indietro. Urti, scontri, caos, viabilità resa impossibile – questi vigili ahinoi chissà dove saranno! - Ma dove guardi!? Io guardo dietro, per guardare avanti! Ingenuo, io, e solo io, guardo cosa ho dietro per guardare cosa avrò dinnanzi; poi,le tue sono vane speranze di un folle, di folli, rapiti dalle fantascienze di mondi lontani che profumano d'Agrumi. Da ciò si evince che questa decisione – una-vita-a-capo-speranza - ha avuto – immediatamente – ripercussioni estremamente tumorali per l'intero esistere della gloriosa quanto pacifica tribù degli Ainohi, senza nemici-prima, ma con nemici-ora.

    Ride una giovane stella
    sperando di trovare
    una vita per lei più bella

    Si prefigge di scovare
    il tesoro più profondo:
    capire com'è fatto il mondo


    (Si illudeva, Ci illudevamo piccole stelle Ainohi).

    Così recita una celebre filastrocca della tribù degli Ainohi, una filastrocca dimenticata, dispersa nel soffio del tempo leggero che muta senza svelare.

    Fine prima parte.
  4. fomento

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    L'anziano Ainohi

    Come ogni sera – non proprio tutte, ma quasi tutte, davvero – l'anziano Ainohi, sacerdote del tempio Atucancha in via dei Promontori Bassi 19121389, volge lo stanco sguardo lontano, verso l'orizzonte, in cerca di un qualcosa di (s)conosciuto da ammirare: quell'indescrivibile forza che attrae-trattenendo lo sguardo laddove non è lecito farlo. È un'ammirazione profonda, incondizionata, la sua, poiché non vincolata dalla qualità dell'altro, ma dal desiderio interno – infallibile poeta d'ombre – del suo giovane corpo – discorso particolare l'invecchiamento Ainohi, ci sarà l'occasione per parlarne più approfonditamente nel prossimo ciclo marziale di parata autoctona nella festività della “Cicabada festeggiante alla faccia della Formicada”.

    Ritornando a noi...

    Con un piede sul mento, il viso leggermente inclinato verso sinistra, e una mano toccante il suolo, nell'oscurità senza luce, l'anziano Ainohi attende il Solle (con due elle, perché una è poca), lume fraterno dei gesti, nel terrore placido di chi non sa, di chi non vuol sapere, di chi non può sapere, se quello che ha visto già, domani si ripeterà. E solo lui sa quante – tante – sono state le lacrime versate in quei giorni del mondo di lotta graffiati dal falco alto levato, che ferendo con artigli di prodigio, sanguinanti terreno, l'intero, minuscolo, ma quanto mai grandioso, villaggio Ainohi, procedeva alla distruzione di ciò che aveva immaginato – cosa? Indovinatelo, è semplice credetemi.

    E così l'anziano Ainohi trascorre i suoi momenti lontano dai suoi simili troppo simili per esser davvero simili, e quindi altro fuori da sé, e quanto mai vicino – il solo fra tutta la tribù Ainohi – ai fuggiaschi Aivohi, che, fedeli infedeli neri specchi capovolti, unici lo intrattengono. Ché ferito dalla giovinezza del mondo – vedi sopra – trova sovente un sol rifugio nel pro-fondo blu ch'è del cielo specchio: porto sicuro di sensazioni perdute nel tempo, di umori nascituri morti prematuri, di tutto ciò che è tutto-interno e che nel tutto-esterno si realizza.

    “Sfortunato è colui che da immemore rimpiange il sorriso amaro dei piccoli spazi”

    Ecco la frase che più di ogni altra – creatura intelligente il nostro – si ripete ogni giorno l'anziano Ainohi; quasi che, forse nell'assurdo automatismo della reiterazione incosciente, possa riuscire ad ingannare se stesso.


    Fine seconda parte
  5. fomento

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    Un indiano

    Escludi le lacrime: non ti appartengono: esse sono solo il ricordo d'ombra d'un luminoso viso che più non ti appartiene.

    Questo avevo udito nel silenzio del mondo.

    O, almeno, era questo che avevo creduto di aver udito sotto il peso schiacciante di mille personali notti -insonni- in compagnia di lucciole lontane - spiritose stelle terrestri - e sorretto dal tepore caldo di venti che tutt'intorno circondano e niente escludono – sapete com'è i rumori del mondo sono così vari ed indefiniti che a far confusione ci vuole un attimo, ma un attimo che è un niente, un puf.

    Ma non era vero; o almeno non lo era più. Non lo era più da quel giorno in cui tutto cambiò: tu eri me ed io ero te, noi fosserrimo voi, e voi fosserite noi – o una cosa del genere.
    Il corpo che prima credevo di possedere si era trasformato in qualcosa di lontano, misterioso: insondato; qualcosa da temere, forse, e su cui diffidare: troppa era l'incertezza, la vanità dell'attimo.

    << Io-non-più-me, tu-non-più-te, rispondi, te lo ordino! Cosa mi è successo? >>

    << Niente, stai tranquillo... niente >>

    Bugie, bugie, soltanto bugie (questa notte ho incontrato un indiano che parlava solo inglese e mi ha chiesto se credessi in Dio, gli ho risposto non ne ho idea, tu? Non mi ha risposto: rideva)

    << Come, niente? Che vuol dire niente? Voglio una risposta... me la merito! >>

    << Ah sì? E per quale motivo? Non sei altro che un altro: un clone di se stesso, un doppione, inconsapevole del proprio sé. >>

    << Non è vero, tu menti. Tu menti a me: dimmi la verità! >>

    << La verità? No >>

    << Perché? Te lo ordino! >>

    << Sei sicuro di quello che dici? Poi, sembri folle, ordinare la rivelazione della tua verità ad un qualunque altro che non sia tu... follia, vera follia. E, comunque, non la conosco: non per te, per me. >>

    << Non è possibile tu devi per forza – se non tu chi altro? – conoscerla; lei, la verità, la mia verità: io non la possiedo >>

    << Stolto: chiunque l'ha posseduta, ma, a volte, ne ha dimenticanza. Din, don. >>

    << Ascoltami – ti prego – la notte è scomparsa, al suo posto v'è il chiarore del cielo-indefinito fra l'arancio e l'azzurro: non ho più tempo: aiutami >>

    Ed ecco:

    Tutt'intorno s'aprì: un vuoto cosmico di sovrumana speranza, timidamente tinto di lacrime saline discese dall'occhio del volto di ognuno di noi.

    E, io, non capii.
  6. fomento

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    L'anziano Ainohi

    Come ogni sera – non proprio tutte, ma quasi tutte, davvero – l'anziano Ainohi, sacerdote del tempio Atucancha in via dei Promontori Bassi 19121389, volge lo stanco sguardo lontano, verso l'orizzonte, in cerca di un qualcosa di (s)conosciuto da ammirare: quell'indescrivibile forza che attrae-trattenendo lo sguardo laddove non è lecito farlo. È un'ammirazione profonda, incondizionata, la sua, poiché non vincolata dalla qualità dell'altro, ma dal desiderio interno – infallibile poeta d'ombre – del suo giovane corpo – discorso particolare l'invecchiamento Ainohi, ci sarà l'occasione per parlarne più approfonditamente nel prossimo ciclo marziale di parata autoctona nella festività della “Cicabada festeggiante alla faccia della Formicada”.

    Ritornando a noi...

    Con un piede sul mento, il viso leggermente inclinato verso sinistra, e una mano toccante il suolo, nell'oscurità senza luce, l'anziano Ainohi attende il Solle (con due elle, perché una è poca), lume fraterno dei gesti, nel terrore placido di chi non sa, di chi non vuol sapere, di chi non può sapere, se quello che ha visto già, domani si ripeterà. E solo lui sa quante – tante – sono state le lacrime versate in quei giorni del mondo di lotta graffiati dal falco alto levato, che ferendo con artigli di prodigio, sanguinanti terreno, l'intero, minuscolo, ma quanto mai grandioso, villaggio Ainohi, procedeva alla distruzione di ciò che aveva immaginato – cosa? Indovinatelo, è semplice credetemi.

    E così l'anziano Ainohi trascorre i suoi momenti lontano dai suoi simili troppo simili per esser davvero simili, e quindi altro fuori da sé, e quanto mai vicino – il solo fra tutta la tribù Ainohi – ai fuggiaschi Aivohi, che, fedeli infedeli neri specchi capovolti, unici lo intrattengono. Ché ferito dalla giovinezza del mondo – vedi sopra – trova sovente un sol rifugio nel pro-fondo blu ch'è del cielo specchio: porto sicuro di sensazioni perdute nel tempo, di umori nascituri morti prematuri, di tutto ciò che è tutto-interno e che nel tutto-esterno si realizza.

    “Sfortunato è colui che da immemore rimpiange il sorriso amaro dei piccoli spazi”

    Ecco la frase che più di ogni altra – creatura intelligente il nostro – si ripete ogni giorno l'anziano Ainohi; quasi che, forse nell'assurdo automatismo della reiterazione incosciente, possa riuscire ad ingannare se stesso.


    Fine seconda parte
  7. fomento

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    Aivohi, siete voi?


    “Non più-voi, e mai più-noi. Tutto è stato stabilito, niente potrà più cambiare.”


    Queste le parole, sigillate con fuoco freddo su pietra cicatriziale, vanificatrici dell'eterno accordo, infranto, la cui innaturale conclusione sanguina disperata.

    Alt, un attimo, scusatemi, ricapitoliamo.

    Vi chiederete il perché – non voi immondi e puzzolenti mangia pan di sale Ainohi; ma voi che siete l'al di là dell'al di qua, nell'interstizio cosmico di lattea definizione – di questa drastica, ma mai improvvisa, confermiamolo, decisione: l'esserci distaccati da loro – loro, sì proprio loro...questa volta -, l'aver reciso quell'invisibile catena di ricordi-inconsci che ci legava. Che faceva di noi un pallido agire dell'azione: una non manifestazione del manifestabile; un'irrisa attenzione involuta del vostro corpo nel riflesso sporco del nostro imitarvi. Realizzazione di un qualcosa di cui neanche noi avevamo coscienza, conoscenza, in quel sapore per noi estraneo ma mai nuovo: eterno riflusso del diverso. Quel qualcosa di insondato, ma presente-assente poiché atto fittizio di giorni imperturbabili.

    Pensiero costante, attanagliatore, che da solo si avvalora ed esplica i nostri perché. Maggior chiarezza non è possibile: attende di chiarirsi. Aurificarsi.

    Ci teniamo a specificare che la motivazione precedentemente espressa era soltanto una piccola e neanche troppo convincente giustificazione, forse anche minimamente puerile: ma, giustappunto, non siamo noi i fanciulli dell'eternità? Siate clementi.
    E, poi, suvvia, chi potrebbe mai interessarsi di tali questioni (riportiamo per i più disattenti, sbadati, annoiati, enonsopiùcos'altroaggiungeremisonostancatobasta, “Discordi su questioni di natura metafisica in merito alla natura del Molliccio - sarà veramente molliccio? Oppure ha sostanza dura e graffiante? Ha paura degli elefanti? Sì, no? Toc Toc, ci meriteremmo una risposta”), chi? Nessuno. O meglio, nessuno che abbia mai partecipato alla “Rievocazione Sacra degli anti-mollicciani”; lì sì che la fioribirra scorre copiosa, mica come l'acqua stagnante purificata dall'inutile verbo: sollazzamento impuro che presenzia nelle vostre – colpevoli tutti – cerimonie dissacranti.

    La verità è tentatrice; noi non proviamo interesse per pensieri lontani dall'essere in-tangente, indirizzati verso l'oltre, in quei giorni di luna vuota ove tutto sembra possibile e niente si realizza. Mossi nel fluire come frammenti di solido magma, voliamo alti, liberi, lontani, verso mete impensabili. Là dove l'aria soffoca le membra e scuote il cuore; bruciamo sfidando le stelle nell'intonare melodie sconosciute; cadiamo nella voragine del mondo, dove la vertigine non suscita terrore, ma stupore gelante. Congelante.

    Ora versiamo lacrime. Ma non ditelo a nessuno.

    Fine terza parte

    fomento
  8. fomento

    fomento Tribe Active Member

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    Un giorno come tanti


    Circostanze fortuite quelle che non ho, ma solo scricchiolanti ragni intenti-ridenti a tesser ragnatele d'avorio ovunque io mi volti. Che mi avvolgono. Appiccicosi frutti di ghiandole biologiche con trama elementare ma costante: abitudine viscosa che vigila e non riposa. Con quei minuscoli sguardi inquietanti scruto cioè che rifletto lucidamente, e con anima diversa interpreto: ogni realtà è nascosta da inafferrabili strati di irrealtà (quale matrimonio infernale è mai questo?) e il mio pensiero, che mai coincide con se stesso, come mai potrebbe farlo con altro? È soltanto un giullare senza allegria che scherza con la propria follia.
    Ma di rami contorti lo nutro, elaborando, senza affanno, astruse teorie su dedali ultradimensionali spalancati su domini che confondono il momento. E da lì, percorrendo le tortuose vie del vento che sfuggono instancabili, l'attimo si fa eterno, forse sincero, e io vivo i giorni come fossero secoli; e il tempo a me si fa fluido, denso, e sospeso. Lo attraverso, e al richiamo di me stesso rispondo con voce straniera. Sono fuggito da quegli anfratti stucchevoli nei quali trovare domande per le mille risposte che possiedo.

    Mento.

    Desideravo aver fame di pietre e di terra, ma vomito scorze d'insetto; e, da ingenuo, ne faccio il mio pasto.

    Nascosto alla luce del sole sono il racconto di una giornata qualunque.
  9. fomento

    fomento Tribe Active Member

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    Ritrovandosi


    Da tutti a uno riscoprendomi
    come vacuo pensiero
    mi fingo balbettii
    di ciò che non avevo
    di ciò che possedevo.

    (L'oblio necessita virtù
    di cui non trovo il possesso)

    Nelle cime aguzze
    di verdi pascoli odorose
    fra fremiti di vita
    e attimi di morte
    affino le mie abilità.

    Né uomo né dio
    già sono divenuto,
    ma intreccio d'ombra
    di un sapore antico.

    Precipito in noti mondi
    dei quali non ho sorriso
    E a me il suono si fa non-suono
    e la luce diviene non-luce

    Giunto al limine della follia
    compio il balzo.

    Di nuovo, eccomi.
  10. glenkocco

    glenkocco Il Newey del Tribe

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  11. fomento

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  12. Wrabat

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  13. fomento

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    Sogni di libertà


    Una volta sognai di esser seduto davanti a una scrivania con sopra uno strano oggetto dall’aspetto divertente. Scoprii essere una macchina per scrivere, di quelle meccaniche non elettroniche, color piombo: era la prima volta che ne vedevo una, e, soprattutto, era la prima volta che ne usavo una. Era come aver di fronte un oceano nuovo, sconfinato, dal quale attingere tutto ciò che volessi e nel quale tuffarmi avido con le mie stesse mani: ogni centimetro era gravido d’infinite possibilità; come trovarsi di fronte ad un pianoforte liquido, senza corde né tasti, aperto a uno spartito sconfinato stracolmo di vere parole. Mai udii melodia più commovente.

    Travolto da uno scorrere insensato, saturo di energica volontà realizzatrice, iniziai a scrivere fiumi di caratteri, che ora si univano formando parole, frasi, e ora si respingevano odiandosi, come pieni di vitalità. In quel momento credevo di aver intrapreso la via che mi avrebbe portato alla realizzazione della più grande opera dell’intera umanità. Senza dubbio non era vero.

    Nell’attimo stesso in cui terminai l’ultimo fra gli infiniti fogli, in cui l’ultima lastra bianca venne sconfitta, dell’inchiostro denso e marcescente, fuoriuscito dal grembo freddo e innaturale che lo aveva generato, ricoprì tutto il mio corpo che immobile non poté più muoversi. Fuggire.

    Era la pesantezza della vita, degli attimi che si sommano, che tutta in un colpo si fece sentire in ogni millimetro della mia pelle: la assaggiai e ne provai disgusto e ne vomitai fino a sentirmi male. Mangiare il mio stesso corpo fino a scomparire, fino a farla scomparire, fu l’unica soluzione che mi si prospettò dinanzi.

    Così, assassino e pasto di me stesso, mi liberai e gettai quell’orrendo insieme di ingranaggi metallici al di là di quello che più non ero, e che mai più sarò.

    Un attimo dopo mi svegliai: fortunatamente era solo un sogno.
  14. Berkelio

    Berkelio Tribe Member

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  15. Lollo96

    Lollo96 Nuovo segretario PDL (Partito di Lollo)

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    Mi piace, anche se avrei sostituito qualche espressione imo troppo "pompata".

    -Chiariamo che ci capisco poco e niente di scrittura-
  16. hummerstyle

    hummerstyle GIF Guru (Aprite la porta!!!)

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  17. Berkelio

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    Hummer sei il dio delle Gifs :ave:
    A glenkocco piace questo elemento.
  18. fomento

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  19. fomento

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    Punteggiatura di coppia


    Tanto tempo fa sopra la più alta e grande nuvola del cielo si ergeva un piccolo villaggio. Questo villaggio era composto da tante minuscole casettine di legno, le quali erano poste l'una sopra l'altra, l'una di fianco all'altra, o leggermente spostate l'una dall'altra; e, tutte insieme, andavano a realizzare un perfetto quanto intricatissimo labirinto: chi vi entrava a volte si perdeva e ne usciva dopo mille anni, ma, e questo succedeva il più delle volte, chi vi entrava usciva in effetti piuttosto velocemente e anche parecchio deluso. Ogni casettina di legno era abitata da molteplici creaturine dalle forme più strane: alcuni erano come righine dritte poggiate sopra un pallino, altri sembrano archi senza corda né frecce, altri facevano continuamente stretching e per questo erano sempre piegate su loro stesse, e così via... Il numero preciso di quanti fossero in tutto era ai più sconosciuto; non si riusciva neanche a distinguere con certezza quali fossero i residenti più anziani e quali i più giovani; ma sembrava che a nessuno importasse metter chiarezza, ripetevano che si stava benissimo anche così. E infatti, a sostegno delle loro tesi, le giornate trascorrevano placide e serene sotto un cielo limpido libero dalle tempeste.
    Esisteva però una creaturina che non sorrideva sempre come le altre. A un primo sguardo poco attento poteva sembrare un abitante del villaggio come tanti; anche la sua forma poteva trarre in inganno: assomigliava infatti a un sassolino perfettamente sferico; ma, rispetto a tutti gli altri, aveva un grandissimo problema che lo rendeva particolare e alquanto strano rispetto a tutti quanti. Esso, il problema, si presentava quando, vista anche la sua indole chiaccherona, cercava di voler dir la sua, di comunicare i suoi pensieri, o semplicemente di parlare di qualsiasi cosa con chiunque volesse, ma per un motivo del tutto inspiegabile, succedeva che di punto in bianco, quando si avvicinava agli altri, chiunque fosse a lei vicina smetteva di parlare, cambiava discorso, o addirittura cessava di esistere. Una situazione insostenibile che avrebbe con il passare del tempo portato alla rovina, e alla solitudine, la nostra creatura se non fosse accaduto un fatto che possiamo definire senza problemi miracoloso!
    Un giorno come un altro questa creaturina dalle sembianze di un sassolino, presa come non mai dal dubbio esistenziale che la attanagliava, iniziò a rotolare senza sosta per tutto il villaggio, senza una meta, e senza uno scopo ben preciso in mente, fino a giungere davanti a una fontana di marmo raffigurante uno strano oggetto rettangolare con decorazioni floreali su tutta la superficie dal quale zampillava un liquido scuro, denso e con un odore particolare... un odore familiare. Incuriosita da quello strano oggetto decise di avvicinarsi e di controllare più da vicino di cosa si trattasse. E, forse per distrazione, o forse per via del vento del destino, rimbalzando sul bordo della cornice della fontana vi cadde dentro. Un intenso calore avvolse tutto il suo corpo sferico, seguito da una stranissima sensazione: come se un qualcosa da dentro cercasse di uscire al di fuori. E successe proprio questo e un altro sassolino sferico si staccò dal singolo sassolino e rotolò fuori dalla pozza nera.
    La nostra creaturina preferita fuoriuscita dalla fontana si trovò faccia a faccia con questa, sconosciuta, altra creatura che tanto le era uguale... si avvicinò speranzoso che anche lei non scomparisse come successe molte altre volte con gli altri abitanti. E non scomparve, non si allontanò e non cambiò improvvisamente discorso.
    Da quel momento se posti uno di fronte all'altro niente più scompariva, niente più cambiava argomento, e nessun'altra creaturina volgeva lo sguardo verso altri luoghi; anzi tutti le cercavano e tutti volevano la loro compagnia. Niente era più un cambiamento, una fine, ma un inizio, un arricchimento di un qualcosa che già esisteva. Da terminatori divennero continuatori di storie.

    In quel giorno nacque la punteggiatura di coppia; e fu la prima di una lunga serie... non mi credete?
  20. Berkelio

    Berkelio Tribe Member

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    Intravedevo, in un apparente sorriso,
    soli e pensosi i lineamenti del tuo viso.

    Fra i mari celesti e le nuvole terse
    Poesia nuova, di parole perse.



    :asd:

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